STORIA

Il 7 di marzo del 1983, in Via Marconi, 39, a Romano di Lombardia, davanti al notaio di Fontanella, Collegio Notarile di Bergamo, 12 persone costituirono la società Cooperativa a Responsabilità Limitata Gasparina di Sopra. Dei soci fondatori ne restano ancora attivi tre. Don Pietro Ranghetti, detto familiarmente Don Pierino il fondatore della comunità, è scomparso nel maggio 1993.
Quando Don Pierino ottenne l’utilizzo della cadente Cascina Gasparina di Sopra, grazie anche all’appoggio di Mons. Rivellini, allora parroco di Romano, non si potevano prevedere i passi finora compiuti. Tetti sfondati, pavimenti mal messi, mura quasi pericolanti. Nei locali del “corpo basso” presero dimora Don Pierino e quattro ragazzi. Si avvicinarono i primi volontari. Per tre anni l’attività si sviluppò confidando molto nella provvidenza e nella generosità delle persone che Don Pierino ed i fondatori conoscevano personalmente, finché un giorno Don Pierino, sempre inquieto nel suo spirito, decise di partire per il Brasile. L’opera iniziata con la Gasparina ormai lo limitava, e inoltre essa poteva camminare con le proprie gambe. Don Pierino partì dichiarando ai volontari: “Vado in Brasile, ma non in una missione; vado a vivere tra i poveri, tra i drogati e gli alcolizzati, voglio recuperare i giovani usciti di prigione e lavorare con loro”.
La Gasparina restò per qualche tempo disorientata (1985), ma si riprese presto collegando il proprio lavoro a quello del Centro Giovanile Capitanio di Bergamo, funzionando da Pre-comunità. Ci fu poi un breve periodo di chiusura, dopo di chc la struttura si ripropose come Comunità residenziale sotto la guida di un operatore proveniente dalla Coop. di Bessimo (1988). Seguirono tre anni di lavoro, durante i quali la presenza media dei giovani in via di recupero si attestò tra 12 e 15 ospiti. Le attività si consolidarono in senso ergoterapico, occupando i ragazzi a livello lavorativo. Si costituì un primo gruppo di lavoro stabile, anche se estremamente esiguo. La Comunità che era, comunque, fortemente centrata sulla figura del Responsabile, uomo di esperienza, che godeva della stima di tutti, iniziava a sentire il bisogno di un lavoro maggiormente strutturato in équipe ed arricchito da altre figure professionali (1991).
Alcuni operatori iniziarono a frequentare i corsi per educatore professionale, furono assunte due psicologhe e la direzione passò ad un’altra persona (1991), che insieme al gruppo di lavoro parzialmente rinnovato avviò il tentativo di porre le fondamenta di un progetto terapeutico non più legato alla persona del responsabile, ma essenzialmente a dei criteri di carattere professionale e scientifico. In questa fase ci si stabilì su una media di 22/25 utenti. Si allargarono i contatti con i Ser.D. delle province limitrofe. Ci adoperammo per diffondere l’idea della necessità di collaborazione tra pubblico e privato portando avanti il concetto di integrazione fra i due tipi di servizi pubblico e privato.

Per dare sufficiente forza alla diffusione di questa nostra convinzione e per renderci più “visibili”, si diede vita ad una rivista: “La Gasparina – un’integrazione tra Pubblico e Privato”. La rivista ha diffusione regionale, sia tra i privati cittadini che nel mondo delle cooperative e del pubblico.
In questa fase, caratterizzata da lunghi e lenti lavori di ristrutturazione muraria della Comunità, si avvicinò un notevole numero di volontari. L’AVIS di Romano, in collaborazione con una nostra ex-socia ed ex-operatrice, diede vita alla annuale manifestazione “Dieci Giorni con la Gasparina” (1° edizione nel maggio-giugno 1993). Questa festa, piuttosto impegnativa, ha contributo a dare grande popolarità alla Comunità ed alla Cooperativa, avvicinando tanta gente, fino a diventare la festa più importante tra le numerose organizzate a Romano e dintorni per durata, diversificazione, numero di attività e di frequentatori.
Si cominciò ad avvertire, a questo punto, la necessità di dare nuovo impulso alla trasformazione del programma terapeutico, anche a seguito dell’assunzione del ruolo di direttore della Comunità (1994) di una nuova persona, socio ed operatore della Comunità fin dai tempi immediatamente successivi alla fondazione. Il precedente responsabile passava alla costituzione del Servizio Esterno, proiettato verso il lavoro di prevenzione sul territorio, con sede presso gli allora uffici del Centro di Primo Ascolto di Via F. Corridoni.

In una prima fase la Comunità, con la supervisione di uno psicologo, rielaborò il programma terapeutico, puntando a specificare la linea di intervento, valutando la qualità del servizio offerto e verificandone i risultati.
Contestualmente la Comunità ha migliorato la qualità dei rapporti con i Servizi Territoriali per le Tossicodipendenze, insieme ai quali ha anche approfondito l’esame delle modificazioni in corso del fenomeno tossicodipendenza. Così è stato possibile, in collaborazione attiva con il direttore , il presidente della Cooperativa, con il responsabile dei Servizi Esterni e con il Ser.D di Martinengo, progettare (1995) e realizzare una nuova unità di offerta denominata Centro di Pronta Accoglienza (1997).
Nel 1996 la considerazione (condivisa con il Ser.t. di Martinengo) che il fenomeno delle tossicodipendenze stava attuando cambiamenti profondi e significativi con una sempre più chiara richiesta di interventi individualizzati e diversificati e che le comunità “classiche” non potevano più rispondere in toto alle esigenze emergenti ci portò a pensare e poi attuare un Centro di Pronta Accoglienza per rispondere alle esigenze di ridimensionamento degli obiettivi proposti dai percorsi “classici” e che risponde per certi aspetti alla strategia della riduzione del danno.
Questo nuovo servizio della Cooperativa tenta di rispondere in modo sollecito al grande bisogno di pronto intervento denunciato dai Ser.D. della provincia e della regione in merito ai giovani in situazione di grande precarietà sociale (vita in strada, carcere, ecc.).
Nel 1997 la struttura organizzativa si è così ulteriormente ingrandita con l’apertura del CPA, una nuova comunità. Tale struttura oltre a dare delle immediate risposte ai bisogni del territorio ha portato importanti maturazioni culturali all’interno degli operatori, in particolare modo alla individualizzazione del progetto terapeutico.

Già dal 1991 la Cooperativa aveva iniziato un programma di reinserimento lavorativo, dal 1995 si è definita ulteriormente la strategia secondo la linea del Progetto-Obiettivo Regionale Si è così ritenuto indispensabile attuare un passaggio strutturato dalla fase residenziale ad una di «sostegno– accompagnamento», finalizzata al raggiungimento della completa autonomia e all’uscita del soggetto dalla struttura comunitaria.
La nostra attenzione ai bisogni del fenomeno dipendenze, mai scemata, ci ha portato a rivedere, nel 1999, ulteriormente la nostra proposta di trattamento. Si è così focalizzata l’attenzione sulla progettazione e costituzione di una Unità di Offerta sperimentale finalizzata all’accompagnamento al reinserimento sociale. La struttura ha funzionato in sinergia con le risorse già esistenti in Cooperativa (Centro di Pronta Accoglienza e Comunità Terapeutica “classica”) e , come storicamente consolidato, con i Ser.D. La Cooperativa si è trovata nella condizione di far fronte in maniera più agile e più rispondente ai nuovi bisogni espressi dal fenomeno relativo non solo alla tossicodipendenza ma alla dipendenza in generale (recependo la circolare n.45 del 4 dicembre 2000 della Direzione generale Famiglie e solidarietà sociale della Regione Lombardia).

Nell’ottobre 2001 la Cooperativa Gasparina di Sopra ha presentato un progetto di riconversione di una delle sue U.O., usufruendo della Legge 45/99.
L’U.O. di Cologno al Serio si è convertita in una comunità femminile (4 marzo 2002), rispondendo alle richieste sia della Regione che della provincia di Bergamo che stimolavano esplicitamente ad attivare. Infatti sul territorio bergamasco non esiste una rete di servizi tale da poter rispondere in maniera adeguata ai bisogni di questa tipologia di persone.
La comunità femminile di Cologno al Serio è nata come Centro di pronta accoglienza: dove oltre a soddisfare i bisogni primari, si consente di ripensare la propria condizione e progettarne una più adeguata e soddisfacente sia sul piano personale che su quello sociale. In tal senso l’Accoglienza potrebbe diventare una “parte” di un programma terapeutico più complesso che ha cioè un “prima” e soprattutto un “dopo”. Nel 2003 si è accreditata come Servizio terapeutico riabilitativo con il modulo di Accoglienza.

La nuova comunità femminile ha accelerato anche il processo di riorganizzazione del nostro sistema di servizi, determinato dalle richieste del territorio pervenute ai nostri servizi con conseguente esigenza di ottimizzazione delle risorse umane e strutturali a nostra disposizione.
Le richieste pervenute ai servizi hanno evidenziato una forte richiesta di Comunità di Pronta Accoglienza e una sempre più esigua richiesta di comunità classica.

Alla luce di tali dati e dalla conferma di una richiesta sempre più volta ai centri di Accoglienza (il processo di cambiamento della tipologia di richieste lo si notava fin dagli ultimi mesi del 1999), dopo mesi di tavoli di lavoro interni si è pervenuti alla necessità di pensare e attuare un cambiamento organizzativo che coinvolge le U.O. CT e CPA. Nello specifico, le due U.O., che fino al dicembre 2001 operavano in strutture separate, si sono unificate negli spazi della comunità classica. Tale struttura è diventata il luogo fisico ed operativo per la realizzazione dei due programmi di intervento. Al fine di garantire un graduale processo di integrazione dei progetti terapeutici individuali, sono state mantenute due equipe di lavoro fino ad agosto 2002 Da settembre le due equipe si sono unite. L’unificazione delle due strutture è stata attuata il 16 dicembre del 2001.
Gli ospiti nel programma di REINSERIMENTO, residenti a Cologno al serio, si sono trasferiti il 6 gennaio 02 nell’ex U.O. CPA.

La DGR 12621 del 7 aprile del 2003 (Determinazione dei requisiti standard per l’autorizzazione al funzionamento e l’accreditamento dei servizi privati e pubblici per l’assistenza alle persone dipendenti da sostanze illecite e lecite ( art.12 comma 3 e 4 l.r. 31/97) e indirizzi programmatici e direttive sull’organizzazione dei servizi territoriali dipendenze nelle ASL: Progetto Regionale Dipendenze) definisce e norma l’accreditamento. L’accreditamento costituisce requisito preliminare per l’instaurazione di rapporti contrattuali ed economici fra gli Enti e le Associazioni gestori e le Aziende ASL, relativamente all’acquisto di prestazioni di carattere sanitario e socio sanitario.
Sulla base del programma complessivo i servizi offerti dagli Enti e/o Associazioni
sono raggruppati nelle seguenti aree:
• Servizi di accoglienza
• Servizi terapeutico riabilitativi
• Servizi di trattamento specialistico
• Servizi pedagogico riabilitativi
• Servizi Territoriali delle Dipendenze Servizi di tipo multidisciplinare integrato
Nel 2006 si è rinnovato il contratto di comodato per altri 24 anni con l’Opera Pia Rubini. Pertanto opereremo con la massima tranquillità fino al 31 gennaio 2030.

Dal primo gennaio 2008 tutto il settore accreditato relativo alle dipendenze si è allineato agli altri enti sanitari accreditati entrando nel sistema di programmazione per Budget.

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